Approfondimenti


09/05/2018

Verbale che attesta l’uso del cellulare alla guida: fa piena prova e prevale sulla prova testimoniale del Verbalizzante.

Questo il principio ribadito recentemente dalla Giurisprudenza. (Cass. civ., sez. II, 07/05/2018 n. 10870).

IL CASO. Il conducente S. veniva sanzionato per la violazione dell’art. 273 del Codice della Strada – nello specifico: uso del cellulare alla guida; proponeva dapprima ricorso avanti al Prefetto competente e, a seguito di rigetto, proponeva opposizione avverso l’ordinanza, avanti al Giudice di Pace competente. All’esito del procedimento, il Giudice di Pace rigettava l’opposizione. Il conducente S. proponeva appello avanti al Tribunale che riformava la sentenza impugnata e, per l’effetto, annullava il verbale.

Il giudice d’Appello fondava la sua decisione sulle dichiarazioni del verbalizzante, che manifestava incertezze in ordine alla circostanza dell’uso del cellulare da parte conducente. La Prefettura, infine, proponeva ricorso per Cassazione.

Ciò premesso, la sentenza oggetto del presente articolo affronta la tematica dell’efficacia probatoria dei fatti attestati nel processo verbale di accertamento delle violazioni amministrative, e dei suoi limiti, nel giudizio di opposizione avverso l’ordinanza-ingiunzione.

In primo luogo è opportuno specificare come il processo verbale abbia natura di atto pubblico.L’atto pubblico è un documento redatto con particolari formalità stabilite dalla legge, da un notaio o – nel nostro caso – da un (altro) Pubblico Ufficiale autorizzato ad attribuire all’atto una particolare fiducia nella sua veridicità, che si chiama “pubblica fede”.

E’ di primaria importanza evidenziare che, ai sensi dell’art. 2700 c.c., l’atto pubblico fa piena prova, fino a querela di falso, della provenienza del documento dal pubblico ufficiale che lo ha formato, nonché delle dichiarazioni delle parti e degli altri fatti che il pubblico ufficiale attesta avvenuti in sua presenza o da lui compiuti: in buona sostanza significa che, il Giudice è vincolato a considerare vere tali circostanze, senza che siano possibili dubbi od alternative.

Se una parte intende contrastare tale forza probatoria, l’unico strumento ammesso dall’articolo richiamato è la “querela di falso”: si tratta di un procedimento separato rispetto a quello dove l’atto contestato è stato prodotto, che può portare a far accertare dal Giudice l’oggettiva falsità dell’atto pubblico.

IL PRINCIPIO DI DIRITTO. Ciò posto, la sentenza richiamata ha statuito che, tale efficacia probatoria non possa estendersi alle valutazioni espresse dal Pubblico Ufficiale né alla menzione di fatti avvenuti in sua presenza – come in ipotesi di prova testimoniale - che possono risolversi in apprezzamenti personali.

La Suprema Corte ha rilevato dunque come costituisca un errore ammettere la prova testimoniale sull’uso del cellulare alla guida, nell'ipotesi in cui tale circostanza sia stata percepita ed attestata dal pubblico ufficiale nel verbale (che fa piena prova fino a querela di falso).