Approfondimenti


02/02/2018

Volo in ritardo o cancellato: per il risarcimento del danno è sufficiente che il passeggero fornisca il biglietto acquistato e lamenti il ritardo.

Spetterà poi alla compagnia dimostrare il corretto adempimento e l’assenza del danno.

Questo il principio ribadito dalla Giurisprudenza. (Cass. civ., sez. III, 23/01/2018 n. 1584).

IL CASO. Il passeggero S. conveniva in giudizio la compagnia aerea irlandese E., chiedendone la condanna alla compensazione pecuniaria [così come previsto dal Regolamento (CE) n. 261/2004, che disciplina la materia] nonché al risarcimento del danno a seguito dell’asserito ritardo di 4 ore subito dal volo, a causa del quale il passeggero S. aveva patito l’ulteriore danno di non potersi imbarcare su un secondo volo.

E’ opportuno specificare che il sopracitato Reg. CE 261/2004 contempla meccanismi di compensazione nelle ipotesi di negato imbarco, di cancellazione del volo o di ritardo prolungato.
A seconda dei casi, al passeggero è riconosciuto il diritto al rimborso del costo del biglietto o all’imbarco su un volo alternativo ed il diritto ad una compensazione pecuniaria di importo crescente in proporzione alla gravità del ritardo.
Con particolare riferimento a quest’ultima ipotesi, la normativa comunitaria prevede diverse ipotesi di gravità del ritardo, commisurate alla lunghezza della tratta: in buona sostanza, sono calcolate delle soglie oltre le quali, l’inesatto adempimento (ritardo) del vettore può generare obblighi risarcitori.
Ciò posto, la questione di diritto sottesa concerne l’ampiezza dell’onere probatorio gravante sul passeggero che intenda agire in giudizio nei confronti del vettore aereo, chiedendo il risarcimento del danno da ritardo.
In sintesi: il passeggero può limitarsi solamente a provare l’esistenza del contratto di trasporto (ossia l’avvenuto acquisto del biglietto aereo) e ad addurre il ritardo del volo, oppure deve dimostrare anche il ritardo e la compagnia aerea ha il solo onere della prova liberatoria (cioè dimostrare di aver adottato tutte le misure richieste e di non aver potuto prevedere il danno da ritardo) ?
IL PRINCIPIO DI DIRITTO. La sentenza evidenziata ha statuito che il passeggero che agisca per il risarcimento del danno derivante dal negato imbarco, cancellazione o da ritardo, deve dimostrare solamente la fonte del proprio diritto (cioè aver acquistato il biglietto aereo) e limitarsi ad addurre l’inadempimento della compagnia aerea, senza dover provarlo.
La compagnia aerea potrà poi difendersi su due piani: o dimostrando che l’inadempimento non vi è stato o che, se v’è stato, non ha superato (in caso di ritardo) le soglie di rilevanza fissate dal Regolamento CE richiamato; oppure, dimostrando che l’inadempimento, pur essendosi obiettivamente consumato, è dipeso da forza maggiore o da caso fortuito, che rendono il fatto non imputabile al suo autore.