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13/03/2018

Obbligo di mantenimento del figlio maggiorenne: l'inerzia lavorativa del figlio può essere dimostrata dal genitore anche tramite elementi presuntivi.

Questo il principio ribadito dalla Giurisprudenza. (Cass. civ., sez. VI, 05/03/2018 n. 5088).

IL CASO. Il genitore F. ricorreva avanti al Tribunale al fine di ottenere la revoca o, in subordine, la riduzione dell’assegno di mantenimento spettante al figlio maggiorenne D., adducendo il raggiungimento da parte di quest’ultimo, dell’indipendenza economica. Il ricorso veniva rigettato sia in primo che in secondo grado. Pertanto, F. proponeva ricorso per Cassazione.

Preliminarmente è opportuno specificare che l’obbligo dei genitori di concorrere al mantenimento dei figli, a norma degli artt. 147 e 148 c.c. - e secondo consolidata giurisprudenza -, non cessa automaticamente con il raggiungimento della maggiore età da parte di questi ultimi; esso permane, in linea di principio, fino al raggiungimento di una propria indipendenza economica.

Ciò premesso, la sentenza oggetto del presente articolo affronta – tra le altre - la tematica dell’onere della prova gravante sul genitore che - ritenendo raggiunta l’indipendenza economico reddituale del figlio maggiorenne -, intenda chiedere la revoca o la riduzione dell’assegno di mantenimento spettante a quest’ultimo.

Tuttavia, è proprio la delimitazione del concetto di “indipendenza economica” a risultare l’aspetto più problematico dell’analisi, poiché in tale operazione si deve necessariamente tenere conto di numerose variabili, quali ad esempio il progetto educativo ed il percorso formativo intrapreso, nonché il tempo mediamente occorrente per l’inserimento del giovane in società.
Se è pur vero che non si può prefissare in astratto un termine finale di persistenza dell’obbligo di mantenimento e, come accennato prima, il genitore deve porre il figlio nelle condizioni di raggiungere l’indipendenza economica sfruttando al meglio le capacità e le competenze acquisite a conclusione del percorso formativo compiuto (ove compiuto), è altrettanto vero che circostanze quali l’avanzare dell’età e la condotta globale posta in essere dal figlio devono essere necessariamente valutate con attenzione.

IL PRINCIPIO DI DIRITTO. Sul punto, la sentenza richiamata, uniformandosi ad una precedente pronuncia (cfr. Cass. n. 12952/2016), ha affermato in primo luogo come - al giorno d’oggi ed alla luce della forte crisi occupazionale giovanile - l’obbligo di mantenimento non possa essere correlato esclusivamente al mancato rinvenimento di un’occupazione del tutto coerente con il percorso di studi prescelto: l’attesa o il rifiuto ingiustificato di occupazioni non perfettamente corrispondenti alle proprie aspettative in mancanza di ragioni individuali specifiche (di salute, o dovute ad altre peculiari contingenze personali) od oggettive (quali le concrete difficoltà di reperimento o di conservazione di un’occupazione), possono costituire indici di comportamenti inerziali non incolpevoli.

Secondariamente, la Cassazione in esame ha statuito come l’onere della prova potrà essere assolto anche mediante l’allegazione di circostanze di fatto da cui desumere in via presuntiva l’estinzione dell’obbligazione dedotta, avendo riguardo all’età, all’effettivo conseguimento di un livello di competenza professionale e tecnica, all’impegno rivolto verso la ricerca di un’occupazione lavorativa ed, in particolare, alla complessiva condotta personale tenuta dal raggiungimento della maggiore età da parte dell’avente diritto.

Pertanto, il genitore che agisca in giudizio nei confronti del figlio maggiorenne domandando la modifica o la declaratoria di cessazione dell’obbligo di mantenimento, sarà tenuto a comprovare tali circostanze, oppure, potrà dimostrare attraverso gli elementi presuntivi sopra menzionati, che il mancato svolgimento di un’attività produttiva di reddito da parte del figlio dipenda da un atteggiamento di inerzia o di rifiuto ingiustificato da parte di quest’ultimo.