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12/06/2018

I contributi volontari versati dall’ex partner per la costruzione della casa comune non costituiscono obbligazione naturale ma sono soggetti alla ripetizione dell'indebito.

Questo il principio ribadito dalla Giurisprudenza. (Cass. civ., sez. III, 07/06/2018 n. 14732).

IL CASO. D.M. intraprendeva con M.S. una relazione sentimentale che, successivamente, si tramutava in convivenza, dando vita ad una famiglia di fatto. Prima però dell'instaurazione della convivenza entrambi i soggetti avevano contributo - con i propri risparmi - alla costruzione di una casa per il menage familiare, su un terreno di proprietà esclusiva dell'uomo M.S. che, pertanto, ne era divenuto proprietario esclusivo. Conclusa la convivenza, D.M. conveniva in giudizio l’ex partner convivente M.S., chiedendo che venisse: a) accertata la cessazione della famiglia di fatto costituita con il M.S.; b) accertata la consistenza del patrimonio comune alla data della cessazione della convivenza (patrimonio alimentato agli apporti in denaro e in lavoro di entrambi i conviventi); c) disposta la divisione del patrimonio in parti uguali, con l'attribuzione in proprio favore del controvalore in denaro; d) accertato l'ingiustificato arricchimento del suo ex convivente M.S., con la condanna del medesimo alla restituzione degli importi ricevuti. Si costituiva in giudizio M.S., rappresentando che il terreno su cui sorgeva la casa era di sua esclusiva proprietà, e che di conseguenza aveva acquistato la proprietà della casa;, e che le contribuzioni al menage familiare della D.M.., erano state effettuate a titolo gratuito, ed erano irripetibili, in quanto prestate in adempimento di un dovere morale e che pertanto nulla era dovuto.

Preliminarmente è opportuno specificare che nell'ambito di una famiglia di fatto, le reciproche contribuzioni che vanno a vantaggio del complessivo menage familiare, trovano il loro fondamento in una obbligazione naturale, purché nel rispetto della proporzionalità ed adeguatezza: si definisce obbligazione naturale quando essa sorge da specifici doveri morali o sociali e una volta adempiuta non è più possibile chiedere la ripetizione di quanto prestato. Sono pertanto irripetibili.

IL PRINCIPIO DI DIRITTO. Tuttavia, la sentenza richiamata, nel caso in esame ha statuito che i conferimenti connessi alla realizzazione della casa non possano essere riconducibili nell'alveo delle obbligazioni naturali per due ordine di motivi: a) al momento della reciproca contribuzione, non era ancora costituita una famiglia di fatto ma vi era un semplice fidanzamento, pertanto non sussisteva alcuna obbligazione naturale in capo alla D.M. che giustificasse la non ripetibilità di quei conferimenti; b) si trattava di dazioni consistenti, oltre la soglia di proporzionalità ed adeguatezza rispetto ai mezzi di ciascuno dei partners, soprattutto rispetto al tenore di vita della D.M. Oltremodo, i conferimenti della D.M. pur essendo stati volontari, non sono avvenuti a favore e vantaggio esclusivo del partner M.S., per aiutarlo nella costruzione della sua casa, bensì in vista della costruzione di un futuro comune in una casa nella quale entrambi avrebbero dovuto condividere il futuro. Pertanto, l’ex convivente avrà diritto a recuperare il denaro versato e ad essere indennizzato per le energie lavorative impiegate volontariamente per quella determinata finalità, in applicazione e nei limiti del principio dell'indebito arricchimento.