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09/01/2018

Conto corrente cointestato con il de cuius: le quote si presumono uguali, salvo prova contraria.

Questo il principio ribadito dalla Giurisprudenza. (Cass. civ., sez. II, 04/01/2018 n. 77).
IL CASO. La vicenda in esame riguarda una controversia tra due fratelli ed è relativa al lascito ereditario della madre defunta. Oggetto della lite, il saldo di un conto corrente cointestato alla madre (de cuius) e ad uno dei fratelli: il fratello cointestatario rivendicava per metà, mentre l’altra parte processuale riteneva fosse di esclusiva titolarità della madre defunta.
Sul punto è utile ricordare come la giurisprudenza sia ormai pacifica nel ritenere che la mera cointestazione di un conto corrente o di titoli anche a firme disgiunte, non integri di per sé un atto di liberalità a favore del cointestatario: ai fini di tale donazione (indiretta), è sempre richiesto quale elemento imprescindibile l’animus donandi, che però deve essere dimostrato.
IL PRINCIPIO DI DIRITTO. Ciò posto, la sentenza evidenziata - in relazione ai rapporti interni tra correntisti - ha statuito che, in assenza di prova contraria, ciascun cointestatario - anche con facoltà di compiere operazioni disgiuntamente -, non può disporre in proprio favore della somma depositata in misura eccedente la quota parte di sua spettanza, senza il consenso espresso o tacito dell’altro.